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L’autogol, un momento a parte

L’autogol è un momento a parte nella storia del calcio.

Metterla nella propria porta è un’emozione a parte. Come un harakiri casuale, lascia un doppio amaro in bocca perché sai di avercela messa tutta, ma invece di sciogliere la matassa hai fatto un garbuglio più fitto. Al tempo stesso però sorridi: “Ma guarda te se me la dovevo fare da solo”.

Segnare con un gol dell’avversario è un sentimento a parte. Godi un po’ di più del solito e anche un po’ di meno: un po’ di più perché al danno si aggiunge la beffa; un po’ di meno perché quella palla non l’hai messa dentro tu, e la soddisfazione scema.

Dentologia dell’autogol

Il regolamento del giuoco del calcio ha spesso cambiato idea in materia di own goal. L’eterna diatriba sulla decisività dell’ultima deviazione ha però talvolta dato risposta alla grande domanda che arrovella gli amanti del pallone fin dal diciannovesimo secolo: chi deve esultare in caso di autogol? E anche: è opportuno esultare?

Alla prima  domanda si ha risposta solo nei casi in cui l’autogol sia improprio, ovvero quando la marcatura è assegnata all’autore del tiro – sebbene de facto l’ultimo tocco sia quello di un avversario.
Quando la situazione è più complicata, nasce l’imbarazzo. Si dà merito all’autore dell’assist? All’ultimo che ha giocato il pallone prima del tocco sciagurato? Forse deve esultare tutta la squadra assieme? O il suo capitano in rappresentanza?
Né la norma né l’uso sanno rispondere in merito.

Sul fatto che sia opportuno o meno esultare tout court si potrebbe discutere a lungo. C’è chi pensa sia meglio non infierire sul nemico. Chi crede invece che sia legittimo e quasi doveroso. Chi – in posizione intermedia – si accontenterebbe di un ridolino di scherno.

Lasciamo ai nostri lettori pensarla come meglio credono.

Nella porta sbagliata: the best of

Ma veniamo dunque al tema principale di questo articolo: quali sono gli autogol più belli di sempre?

Anche in questo caso rispondere in maniera esaustiva è difficile. Noi ci proviamo lo stesso, proponendo una selezione – non classifica – dei nostri preferiti. Accettiamo ovviamente suggerimenti dai nostri attenti lettori.

Barcellona-Roma: De Rossi

Iniziamo dal più recente, e – visto che la Roma ha poi passato il turno di Coppa – anche il più dolce. Daniele De Rossi, nel tentativo di togliere il pallone all’avversario, fa partire un siluro imprendibile dal limite dell’area. La sua area, s’intende.

Salernitana-Venezia: Bilica

Fabio Bilica è quello che ha parato un rigore a Schevchenko, e perciò gli si perdona tutto. Ma in un Salernitana-Venezia di fine anni Novanta si rese protagonista di un autogol davvero spettacolare, in tuffo con torsione, da vero rapace d’area.

Roma-Venezia N’Gotty

Ancora Venezia. Perché in laguna si è vissuto poco il calcio di alto livello, ma lo si è fatto con gran classe. Questo autogol di Bruno N’Gotty è da pallone d’oro.

Spagna-Georgia (U21): Martinez

N’Gotty potrebbe essere battuto solo dalla meraviglia balistica di Inigo Martinez, che al colpo di tacco aggiunge anche un goccio di quella sfrontatezza che ci piace. Alla Ibra.

 

Bastia-Lens: Queudrue

Si dice che Ibrahimovic si sia ispirato molto a Franck Queudrue, e abbia più volte provato in allenamento questo colpo magico.

Nexaca-Toluca: Garcia

Questo bellissimo gesto tecnico di Santiago Garcia del Toluca ha deciso la finale di Copa Mexico 2018. La partita è infatti finita 1-0 per il Nexaca di Auguascallente. Rete siglata all’87° minuto.

Pully Football- FC Rennes: Gulfo

Adrien Gulfo. Ma Ronaldo scansate proprio.

Hajduk-Lokomotiv: Rubil.

Grande prova di forza di Goran Rubl. Una papogna urticante dal limite dell’area: un gol da centravanti consumato. Talmente consumato che non ha saputo riconoscere la sua porta.

Citizen AA-Sun Hei FC: Baise

L’autogol di Festus Baise è poesia. Un colpo dello scorpione, in tuffo dentro l’area, con mezza biciclettata all’indietro e pallonetto in diagonale. Se uno volesse fare un gol del genere apposta, probabilmente non ci riuscirebbe in tutta la vita.

Menzione speciale: Baresi, Ferri e Niccolai

Communardo Niccolai è ricordato come “il re degli autogol”, sebbene i calciatori che hanno fatto più autoreti in Serie A siano Franco Baresi e Riccardo Ferri.

Di Niccolai vogliamo ricordare ancora una volta il famigerato autogol mancato in Catanzaro-Cagliari della stagione 1971-’72. Citiamo da Wikipedia:

Al 90′ il Cagliari stava vincendo a Catanzaro per 2-1 e la squadra locale stava tentando, in uno stadio che era ormai una bolgia, l’ultimo assalto per cercare il pareggio nell’area di rigore del Cagliari. Nell’azione il libero del Cagliari Giuseppe Tomasini riuscì a togliere il pallone all’ala destra del Catanzaro Alberto Spelta, che finì a terra in area di rigore, mentre il pallone arrivò a Niccolai che si trovava fuori area; l’arbitro Concetto Lo Bello non avendo ravvisato alcuna irregolarità non interruppe il gioco ma proprio in quel momento si udì un fischio dagli spalti. Niccolai, nella confusione dello stadio, pensò che il fischio provenisse dal’arbitro e sanzionasse con il rigore l’azione appena avvenuta; quindi stizzito reagì indirizzando un forte tiro nello specchio della sua porta, tiro che sarebbe entrato in rete se il difensore del Cagliari Mario Brugnera, che si trovava sulla linea di porta, non lo avesse deviato con le mani in tuffo sulla sua sinistra. Il rigore, questa volta reale e inevitabile, tirato con successo dallo stesso Alberto Spelta permise al Catanzaro di pareggiare 2-2 al 90′ la partita.

Riccardo Ferri fu invece l’uomo degli autogol decisivi. Nel 1987-’88 fece vincere il Milan 1-0 in un derby, e nel 1993-’94 castigò la sua Inter contro la Juventus (sempre 1-0 il risultato).

Se avete altri autogol clamorosi da segnalarci, commentate l’articolo o scriveteci su Twitter all’account @Palledicuoio.