Lo spartito di Calcio. Il West Ham epico e post apocalittico di Steve Harris

Calcio e musica sono intrinsecamente legate. Entrare nello stadio significa letteralmente entrare in un coro di voci, essere una canzone, o un insulto cantato, comunque uno spartito per venti mila.

Parlare poi in maniera sistematica di calcio e musica significa anche dividere tra chi è un cantante tifoso – pur non avendo mai cantato una canzone sul calcio  – e quelli che sono cantanti tifosi e cantano anche sul calcio. Chi gioca nella nazionale cantanti non vale, quindi Eros Ramazzoti e Gianni Morandi non sono contemplati.

Iron Maiden, Somewhere in Time (1986)

Gli Iron Maiden e il risultato misterioso

Inizio da fondo campo, da quello che sta dietro le righe. Siamo in Inghilterra nel 1986 e gli Iron Maiden – spero che non sia necessario specificare che sono uno dei gruppi più importanti dell’heavy metal – pubblicano il loro sesto album dal titolo Somewhere in Time. La copertina, affidata al solito Derek Riggs è costellata di continui richiami alla storia dei Maiden. Qualcuno li ha contati e sono ben 32. Sul fronte dell’album troviamo l’iper muscolosa mascotte Eddie, uno scheletro allevato ad ormoni e panca piana con pistola laser che si aggira nel classico scenario post apocalittico tecnocratico stile Blade Runner. Sul retro vediamo i componenti della band e in lontananza, in un palazzo che proietta immagini e ologrammi, leggiamo una serie di informazioni a prima vista incomprensibili. Questo perché nessuno si aspetta di trovare un risultato calcistico sul retro della copertina di un album heavy metal. Il risultato in questione riguarda la Premier League, ed in particolare uno dei derby più sentiti di Londra: West Ham – Arsenal. Essendo in futuro post apocalittico/cyber punk il risultato non può che rispecchiarne gli eccessi: West Ham 7- Arsenal 3.

Steve Harris e il suo basso West Ham

Per capire questo “mistero” non c’è bisogno di andare a scomodare il padre dell’iconologia Aby Warburg con il suo Atlas di associazioni per immagini ne tanto meno forzare letture che neanche le incisioni di Albrecht Durer hanno mai visto (e forse in alcuni casi meritato).

Basta guardare  molto più vicino, in casa Maiden, in particolare in casa Steve Harris, bassista e fondatore/anima del gruppo. Harris non ha mai nascosto il suo amore per il West Ham dal momento che da bambino – prima che il metal chiamasse – militò addirittura nelle giovanili degli Hammers. Su qualche sito si legge addirittura che era una promessa – anche se nessuno specifica il suo ruolo in campo- e che fosse stato addirittura adocchiato da diversi osservatori. Personalmente vorrei avere dei fan solo per leggere che sono stato una giovane promessa del Primavalle e che se la Roma non mi ha acquistato è stato solo per colpa delle mie ginocchia.

Il poster all’interno dell’album Virtual XI (1998)

I Maiden e il calcio: una storia lunga

Tornando ai Maiden, Harris da vero ultrà ha sempre portato in alto i colori degli Hammers e su ogni palco calcato – i Maiden hanno girato il mondo al punto che Bruce Dickinson (il cantante che con i Maiden ha raggiunto più successo) è diventato pilota di aerei – si è sempre presentato con il polsino e la tracolla claret and sky blue – i colori del West Ham – e l’adesivo dello stemma appiccicato sul basso.

La passione di Harris per gli Hammers è cresciuta nel corso degli anni e non si è limitata ad un immaginifico risultato ma ha portato anche alla creazione di una squadra, i Maiden Team in grado  di unire calcio e musica sotto l’insegna della beneficienza. Neanche a dirlo la divisa del Maiden Team era la stessa del West Ham.

La passione calcistica è poi riapparsa nell’album del 1998 Virtual XI – da un punto di vista musicale posso definirla come la retrocessione dei Maiden – dove l’undici virtuale è composto, all’interno del booklet, da una formazione di tutto rispetto. In porta Nico McBrain (batterista dei Maiden); in difesa, Stuart Pierce (Newcastle), Dave Murray e Janick Gers (chitarristi); centrocampo, Gazza Gascoigne (devo specificare???), Patrick Viera (Arsenal), Blaze Bayley (voce), Marc Overmans (Arsenal); in attacco, Faustino Asprilla (Parma), Ian Wright (Arsenal) ed infine, con la maglia numero 1, proprio Steve Harris.

Ad essere sinceri, non capisco il perché i Maiden abbiano dovuto scegliere questa modalità di presentazione ma di certo non sarò io a criticarli. L’unica critica possibile è quella che riguarda la presenza di ben tre giocatori del tanto odiato Arsenal. E neanche uno del West Ham.

Dave Dunmore in maglia Hammers e con i suoi migliori auguri

Tornando a Somewhere in Time e il suo profetico risultato. Facendo una ricerca su questa partita ho scoperto che il risultato più largo con il quale si è chiuso questo derby è stato proprio un 7-0, in favore dell’Arsenal, nella stagione 1926/27. Il West Ham dovette aspettare a lungo per rifarsi, fino al 5 novembre del 1960 quando, di fronte ai propri tifosi, gli Hammers s’imposero con un’incredibile 6-0 con tripletta di Dave Dunmore arrivato proprio quella stagione dai rivali più accesi dell’Arsenal, ovvero il Tottenham.

Steve Harris in maglia claret e Sky bue

A quell’epoca, Steve Harris aveva solo quattro anni ma il mito di quel giorno al Boylen Ground gli deve essere stato tramandato come un’epica storia di rivincita dove la piccola squadra dell’East London fece un patto con il diavolo e demolì i sette volte campioni d’Inghilterra.

Il risultato che si legge nell’album, quindi, non è solo un pronostico. Somewhere in Time, da qualche parte nel tempo, gli Hammers batteranno 7-3 l’Arsenal. Gli Iron Maiden ci hanno avvertito.

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